PARMA CITTÀ PUBBLICA

La proposta di Parma Città Pubblica nasce da tante esperienze di impegno civico nelle associazioni, nei comitati, nelle organizzazioni politiche e sindacali, nel volontariato, ma anche da competenza e professionalità in diversi ambiti e settori del pubblico e del privato.

Proponiamo a Parma un’alternativa sostanziale e realizzabile. Parma ha bisogno di capovolgere il suo approccio al futuro: è evidente che le ‘ricette’ che sono state sperimentate fino ad oggi si sono dimostrate inadeguate rispetto ai problemi ambientali e sociali. Parma ha bisogno di ritrovare fiducia e speranza di poter migliorare la qualità della propria vita per giungere ai diritti costituzionali e al benessere collettivo.

In un momento storico come l’attuale, in cui pace, ambiente, salute, lavoro e condizione femminile devono essere le priorità assolute, l’ente pubblico dovrà vigilare affinché tutte le risorse siano utilizzate nel pieno rispetto delle finalità fissate dal piano PNRR e nel conseguimento degli obiettivi indicati dalle 6 missioni operative.

Solo scelte coraggiose possono trasformare l’emergenza in opportunità: per ritmi più umani, perché non tutto sia ridotto a consumo, per impedire scelte che trasformerebbero il nostro territorio, peggiorandone le già gravi condizioni ambientali, da area di produzioni agroalimentari di alta qualità a polo logistico come centro di stoccaggio e distribuzione di merci.

 

IL NOSTRO PROGRAMMA

  1. La Città Pubblica è una città che va restituita a chi la abita, perciò riteniamo prioritaria e indispensabile la partecipazione e intendiamo realizzarla e valorizzarla, a tutti i livelli, partendo da una ridefinizione dei Consigli dei Cittadini Volontari (CCV), sia in merito alle modalità di elezione dei membri, sia in relazione all’agibilità di spazi stabili e servizi di supporto sia valorizzando nei vari ambiti della azione amministrativa gli apporti dei cittadini e dei corpi intermedi di rappresentanza attraverso la costituzione di tavoli tematici permanenti e forme di “audit” mirate.
  2. È necessario perseguire il cambiamento degli stili di vita progettando con la cittadinanza le trasformazioni e la rigenerazione urbana, quale frutto di un progetto complessivo e partecipativo. I processi partecipativi sono l’unica garanzia per la tutela dell’interesse pubblico e dei beni comuni. La partecipazione si agisce a livelli molto diversificati e deve tenere conto di protagonisti altrettanto diversificati: a volte onde che compaiono e scompaiono rapidamente, a volte realtà stabili sul territorio che possono svolgere ruolo e funzioni di corpi intermedi estremamente indeboliti negli ultimi anni. Si è potuto notare anche nella nostra regione una minor considerazione dei movimenti e delle pratiche, che sono invece essenziali per sostanziare un processo democratico che consideri generazioni, generi e via dicendo. Di certo le istituzioni devono tenere conto delle differenti forme di partecipazione e a seconda delle situazioni dovrà sostenerle anche con l’ausilio di facilitatori
  3. La forma più interessante per un ente come il Comune è la partecipazione sociale come forma di gestione “comunitaria” dello stato sociale, che  tanto più sa innescare  una adesione   spontanea e permanente  quanto  più  viene considerato come  garante   di  politiche  tese a prendersi cura della propria cittadinanza , di competenze tecnico/professionali attente al dialogo e all’ascolto, di un riconoscimento fattivo che le famiglie e le persone hanno  sulla lorio vita quotidiana.
  4. Se dunque servono processi partecipativi guidati da tecnici che si occupino di discutere proposte o progetti specifici, d’altro canto possono essere percorse altre svariate forme partecipative, come il bilancio sociale oppure l’uso civico degli spazi. Certo, la partecipazione richiede coraggio e fatica, perché le normative vanno adeguate e messe al servizio dei processi che si intende attivare e perché è necessario dare fiducia e responsabilizzare la cittadinanza.
  5. Ma esiste anche un altro livello di partecipazione, più complesso, più sostanziale, che davvero può diventare uno stile di vita individuale e collettivo. La prima cosa di cui ha bisogno questo tipo di partecipazione sono gli spazi. Questi spazi possono e devono essere organizzati e gestiti da persone competenti, appartenenti al settore pubblico, privato o privato sociale, che li abitano e li aprono alla città per proporre attività o offrire servizi. Parliamo dei bar, dei ristoranti, dei teatri, dei cinema, dei centri sportivi o delle palestre, degli esercizi commerciali, dei musei, delle case di riposo e di cura, dei servizi socioassistenziali e via dicendo.
  6. Ma è urgente e necessario, per ogni quartiere ed ogni frazione della città, identificare anche almeno uno spazio che possa essere davvero pubblico, destinato ad uso civico. Gli spazi destinati all’uso civico potrebbero ospitare iniziative autogestite totalmente informali e assai diverse fra loro, promosse da cittadini, associazioni, comitati, magari in compresenza con servizi comunali di quartiere. La città cambia molto rapidamente come le persone e non si possono più comprimere queste energie in forme rigide, che le bloccano e le soffocano, generano apatia, sfiducia e rassegnazione. E’ invece necessario tradurre le normative in forme agili per legittimare processi dinamici: servono normative adeguate ed il Comune almeno in parte può intervenire.
  7. Serve continuità nei progetti, la partecipazione richiede tempo e disponibilità. Ma soprattutto, la partecipazione richiede uno sguardo collettivo: l’analisi per raccogliere i dati; il processo partecipativo per raccogliere bisogni e cercare soluzioni condivise; la stesura del Patto fra cittadinanza e Comune.
  8. Troppo spesso la partecipazione si è ridotta a piccole esperienze in un mare di centralismo del potere e di gestione molto tradizionale della politica. Il livello di partecipazione al quale siamo arrivati è decisamente insufficiente: così ci si gioca la fiducia o la diffidenza nella democrazia, la cooperazione o la frantumazione, il senso stesso del partecipare alle trasformazioni della propria vita e di quella della comunità. Gli strumenti e le tecniche della partecipazione sono innumerevoli. Noi crediamo che il cambiamento debba essere graduale e condiviso e dunque che abbia bisogno di tempi distesi. Crediamo che vada definita una forma di partecipazione coinvolgente anche per le categorie che normalmente restano escluse, come le donne o chi ha un lavoro pesante.
  9. Siamo consapevoli che a livello dei piani strutturali (urbanistici, di transizione, di mobilità etc.) è un’enorme ambizione alzare la sfida e che bisogna sapersi anche accontentare di piccoli assaggi di partecipazione. Ma siamo anche consapevoli che solo se si compiono scelte coraggiose e coerenti a livello strategico e si definisce una visione degli obiettivi e del futuro anche le microesperienze di partecipazione potranno diventare cruciali. Se invece non si definisce anche la cornice complessiva, se non si chiarisce che cosa fa la qualità della vita in città, allora i microprogetti non solo non avranno reale incisività, ma rischiano persino di essere un boomerang.
  1. Vanno perseguite politiche comunali che introducano un approccio “al femminile” nella elaborazione dei programmi, nella realizzazione dei progetti, e nei confronti con la cittadinanza e le istanze sociali del territorio, per il superamento degli stereotipi culturali ancora fortemente radicati e causa delle disuguaglianze di opportunità per le donne. La vita delle donne, l’impegno di cura e della organizzazione familiare è ancora, soprattutto, a loro carico rendendo molto difficile quelle necessarie conciliazioni che consentono un equilibrio sostenibile. E cioè la cura degli altri con la cura di sé e dei propri principali progetti di vita, che non sono solo ed esclusivamente quelli del lavoro per il mercato.
  2. Ma è altrettanto irrinunciabile l’impegno della Amministrazione comunale al contrasto alla violenza di genere che abita anche il nostro territorio, nelle sue diverse forme. Forme che attingono tutte ad una cultura patriarcale che non riconosce come violenza le molestie fisiche e verbali, gli atti di prevaricazione nella vita quotidiana, o che troppo facilmente liquida le forme di violenza subita a fatti sporadici e dipendenti dal caso, dal malessere dell’uomo violento, dall’abuso di alcool e di sostanze o peggio ancora da attribuire a atteggiamenti inopportuni o ammiccanti delle vittime.
  3. Di qui l’impegno a far colloquiare le politiche comunali di area affinché l’asse di genere sia portante in modo trasversale nella elaborazione dei programmi per la città e a interagire con la rete di rappresentanze delle donne presenti nella città.

Il Comune ha bisogno di interventi urgenti al fine di riorganizzare i servizi, soprattutto in questo momento: arriveranno ingenti fondi del PNRR e dobbiamo essere pronti a cogliere questa opportunità per affrontare le vere priorità di Parma. 

Sarà necessario:

  1. intervenire con nuove politiche del personale, valorizzando le competenze interne e ripensando la macrostruttura organizzativa dell’ente;
  2. garantire una maggiore efficienza nella digitalizzazione amministrativa che possa consentire non una diminuzione del personale, ma una sua diversa destinazione con i necessari supporti formativi;
  3. sarà necessario prevedere sportelli di consulenza e supporto a quella parte di cittadinanza che non riesce ad accedere ai servizi telematici
  4. puntare sul coordinamento fra gli assessorati e fra il Comune e gli altri enti e soggetti pubblici e privati del territorio per una maggiore efficacia delle azioni sul territorio;
  5.  riformulare i bandi e le gare d’appalto per garantire qualità del servizio, competenza e adeguato trattamento contrattuale dei lavoratori
  6. Intervenire per ridurre il precariato e ove possibile stabilizzare il personale impiegato nei servizi erogati dal Comune
  7. Costruire un pool di persone specializzate che intercettino i fondi del PNRR ma più in generale i fondi UE e che, per potervi accedere, strutturino i progetti in modo adeguato, sia dal punto di vista formale che contenutistico; in prospettiva, questo potrebbe diventare anche uno sportello di consulenza per associazioni e privato sociale che volessero partecipare a bandi europei.

Il programma elettorale relativo ai temi Ambiente, Urbanistica e Mobilità, scaturito dai molteplici tavoli di confronto con la cittadinanza e con il contributo di illustri professionisti dei vari settori di competenza, è estremamente vasto ed articolato, essenzialmente per due motivi:

  1. Sono temi fortemente interconnessi, drammaticamente attuali e cruciali per la salute e la qualità della vita dei cittadini; dalle scelte in questi ambiti dipenderà molto del benessere delle persone e del territorio
  2. L’attuale amministrazione, così come le precedenti, non è riuscita ad interpretare per tempo le esigenze di cambiamento e, se lo ha fatto, è stato solo in modo tardivo e parziale, spesso solo per immagine (greenwashing), perché nella realtà dei fatti continuano ad essere perseguite scelte che stravolgeranno la naturale vocazione del nostro territorio e vanificheranno qualunque sforzo fatto da cittadinanza e imprese per ridurre l’impatto sull’ambiente

Per questo proponiamo: 

  1. Azioni costanti di monitoraggio dei parametri ambientali per programmare interventi di riduzione dell’inquinamento dell’aria, delle polveri sottili, del rumore, delle onde elettromagnetiche; informazione costante ai cittadini con punti di informazione, totem e altro; azioni di educazione al risparmio energetico e alla gestione corretta dei rifiuti
  2. Ripubblicizzazione del servizio idrico;
  3. Creazione di un database per gli impianti di riscaldamento obsoleti:
    andranno studiati incentivi al cambio caldaia, al passaggio al fotovoltaico o ad altre fonti rinnovabili nelle abitazioni e nei capannoni industriali, alla creazione di comunità energetiche, all’isolamento termico degli edifici;
  4. Rapporti con IREN: va istituita una commissione permanente di controllo sulle attività per individuare le scelte più favorevoli per la cittadinanza che la vedono coinvolta, ad iniziare dal contenimento delle tariffe del teleriscaldamento per passare alla strategia dell’inceneritore e alla necessità di avere due gestioni differenti per smaltimento e raccolta rifiuti, fino al miglioramento della raccolta differenziata, che specie nel centro storico deve essere profondamente ripensata, magari studiando cassonetti interrati a scomparsa o a scheda magnetica;
  5. Piano di sviluppo del fotovoltaico pubblico, utilizzando sia gli edifici che le aree pubbliche come i parcheggi scambiatori (il pubblico deve diventare una comunità energetica a sé stante); proposta alle Fiere di Parma di dotare l’area parcheggio di strutture con copertura a pannelli solari;
  6. Chiusura della città ai mezzi inquinanti dopo aver riformato il trasporto pubblico e aver studiato una modalità di accesso non penalizzante per chi usa poco il mezzo privato sul modello Move-In utilizzato a Milano e in Piemonte;
  7. Blocco dell’ampliamento della pista dell’aeroporto e della sua trasformazione in terminal cargo; diversa destinazione dei 2,7 milioni di euro comunali destinati alle connesse opere di urbanizzazione; analisi costi/benefici nell’applicazione dell’attuale Piano di Rischio Aeroportuale;
  8. Studio per lo sviluppo di un sistema di mobilità sostenibile su rotaia con i comuni della provincia; piccole stazioni sulla Parma/Suzzara (anche elettrificazione), Parma/Collecchio/ Fornovo, Parma/Colorno/Casalmaggiore; 
  9. Pianificazione complessiva e in continuità delle piste ciclabili in città e nelle frazioni per la sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti; illuminazione a cellula fotoelettrica nelle ciclabili e nelle strade soprattutto fuori dal centro storico;
  10. Parcheggi diffusi e sicuri per biciclette;
  11. Educazione alla mobilità sostenibile: incentivazione all’utilizzo delle biciclette e dei mezzi pubblici; incrementare il bike to work; realizzazione di punti informativi (negozi dimostrativi di biciclette, anche elettriche, cargo bike ed abbigliamento tecnico); educazione nelle scuole;
  12. Ripensamento complessivo della mobilità pubblica: potenziamento dei filobus con mezzi parzialmente elettrici; diminuzione delle dimensioni dei mezzi pubblici; conversione graduale del parco autobus a motore termico con autobus a supercondensatore (esempio di collaborazione con l’università di Copenaghen da riproporre con l’università di Parma); aumento della frequenza delle corse specie per trasporti specifici a servizio dei parcheggi scambiatori con navette gratuite; servizio on demand per il centro storico per persone a ridotta mobilità con piccoli minibus elettrici in grado di circolare anche nei borghi; progetto di mobilità sostenibile per il Campus universitario; chiusura al traffico delle strade scolastiche;
  13. Parcheggi: nuovi parcheggi scambiatori tutti dotati di aree di car sharing e bike sharing: Area centro commerciale San Prospero, Area Fiere, Area SPIP, Area Chiozzola, Area Botteghino, Area Campus, Area Lemignano, Area San Pancrazio; nuovi parcheggi di quartiere (silos dedicati ai residenti); realizzazione allo SPIP di parcheggio TIR servito (ristorazione, bagni con docce, struttura pernottamento);
  14. Completamento raccordo tangenziale nord/sud che comprenda anche la soluzione del traffico di San Prospero
  15. Istituzione graduale delle zone 30 all’interno dei viali della circonvallazione e in zone specifiche; sperimentazione concordata con residenti e commercianti di nuove pedonalizzazioni in centro storico;
  16. Stop a nuove strade e al consumo di suolo, recupero di aree verdi e/o rigenerazione urbana (desealing) di aree già identificate; siamo contrari all’implementazione della logistica e alla cementificazione di centinaia di metri quadri di terreno agricolo al fine di trasformare il nostro territorio in un polo al servizio della logistica indotta dalla trasformazione dell’aeroporto Verdi in un terminal cargo;
  17. Manutenzione e cura del verde, delle strade, dei marciapiedi, dei fossi e dei canali; in particolare per il Verde pubblico sono necessarie: una revisione del Piano del Verde sulla base delle osservazioni delle associazioni ambientaliste operanti sul territorio e redazione di un regolamento attuativo del Piano stesso; censimento di aree verdi e parchi; individuazione nuove aree e promozione di nuove piantumazioni di qualità tenendo conto delle esigenze dei quartieri e delle frazioni; inserimento di aree verdi anche di piccola dimensione ma diffuse in ogni zona ove è possibile, con piantumazioni alberi alto fusto per contrastare le variazioni climatiche; inserimento, nei parchi e nei viali, di aree recintate a libera crescita per lo sviluppo della biodiversità (rilanciare i boschi urbani tipo Bosco Spaggiari); manutenzioni professionali e programmate (evitare capitozzature, provvedere ad annaffiature regolari, etc.) censimento delle aree inutilizzate e/o abbandonate di proprietà pubblica e privata;
  18. Stop a infrastrutture faraoniche, insostenibili, quali la demolizione e ricostruzione del nuovo Stadio Tardini, di cui andrà valutata l’eventuale delocalizzazione sempre nel rispetto del non consumo di suolo;
  19. Valorizzazione dei parchi, specie quelli monumentali, e rispetto della loro vocazione storica, paesaggistica, naturalistica e sociale; salvaguardia del greto del Torrente Parma e sua destinazione definitiva a Oasi protetta;
  20. Studiare urgenti interventi urbanistici in Quartiere San Leonardo, Oltretorrente e Pablo-Golese, che coinvolgano i cittadini prima di definire funzioni e destinazioni degli spazi; in particolare si dovrà prevedere l’istituzione di un tavolo con i soggetti operanti nel quartiere S. Leonardo per definire riqualificazione e funzioni dell’Area Bormioli e dell’ex Wopa, dell’Oltretorrente per l’Ospedale Vecchio e l’Hub Cafè; del Pablo-Golese per area Mercati e Biblioteca di Alice;
  21. Valorizzazione dei quartieri SPIP e Cortile San Martino con maggiori servizi di trasporto pubblico e con la realizzazione di una pista ciclabile dedicata sia a servizio delle attività produttive, sia a servizio del tempo libero verso l’Abbazia di Valserena (CSAC) e gli altri luoghi di
    interesse naturalistico e culturale dell’area;
  22. Avviare una riflessione su luoghi dimenticati da anni (area Romanini Stuard, l’ex Mercato Bestiame, l’ex deposito Tep, solo per citare quelli comunali) per progettare: alloggi economicamente sostenibili per studenti e giovani coppie, servizi socio-assistenziali per anziani soli, luoghi di abitazione comuni (cohousing), luoghi di lavoro comune (coworking), orti urbani, spazi di fruizione e produzione di culture digitali e di quelle espressioni artistiche tralasciate dalla politica culturale cittadina di questi anni;
  23. Ripensare la destinazione del complesso museale San Paolo (Chiostri del Correggio) rispetto all’attuale scelta di farne un Gastronomy Hub.
  1. Affermiamo con forza il ruolo istituzionale dell’Amministrazione comunale chiamata a governare la città che è quello di garantire equità ed esigibilità dei diritti per tutti i cittadini, ponendosi, nella elaborazione di politiche sociali di sistema, come referente super-partes della rete degli altri attori sociali e istituzionali del territorio: dalla Regione, al Terzo Settore, alla  Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) e al Sistema Sanitario in generale, Provincia, Ufficio Scolastico Territoriale (UST),  privato immobiliare,… 
  2. Serve un ripensamento complessivo della gestione delle esternalizzazioni nei servizi di assistenza ad anziani, disabili e minori, nonché nei servizi di accoglienza e inclusione per migranti, che rimetta al centro un ruolo competente e strutturato di indirizzo, verifica e controllo del Comune da agire con la massima puntualità. In quest’ottica va anche ricostruito un rapporto di ascolto e interlocuzione permanente   con le associazioni rappresentative nonché una cogestione con il terzo settore non subordinato al mercato, ma al principio di solidarietà 
  3. Riteniamo indispensabile uscire dalla logica dell’emergenza, rivolgendo prioritaria attenzione agli ultimi, ma non dimenticando le nuove povertà in una ottica di città inclusiva e garante dei diritti di tutti
  4. Sul tema accoglienza e integrazione degli immigrati vogliamo perseguire la via indicata dallo Stato italiano, che chiede ai Comuni di assumere la responsabilità a livello locale del Sistema pubblico di accoglienza e integrazione (SAI), di farne parte e di promuoverlo. 
  5. Vogliamo affrontare immediatamente e con strumenti efficaci l’emergenza abitativa: l’Amministrazione dovrà rendere utilizzabili le centinaia di appartamenti di sua proprietà, procedendo alla loro ristrutturazione, non a prezzo di mercato, ma a garanzia del  diritto ad abitare, che coinvolga Regione e Stato; riaprire il dialogo con i privati per rendere disponibili nuove unità abitative; adeguare il patrimonio immobiliare pubblico all’effettivo fabbisogno; ripristinare la gestione dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) come servizio effettivamente pubblico e sottoposto a controllo e monitoraggio pubblico; implementare e promuovere il fondo di garanzia per gli affitti e gli aiuti per il pagamento delle utenze; recuperare  gli immobili di proprietà comunale in disuso per destinarli alle accoglienza anche in cohousing di persone in disagio abitativo
  6. Creare case di accoglienza notturna e/o temporanea in numero adeguato alle effettive esigenze per i “senzatetto” privi di supporti amicali o parentali, come luoghi dove sia possibile ricostruire la dignità della persona e offrire l’accompagnamento verso l’autonomia e il lavoro; luoghi che vedono coinvolti gli ospiti nella cura e nel decoro degli spazi abitativi e in cui sia anche possibile poter portare con sé gli animali d’affezione;
  7. Vogliamo sostenere la trasformazione delle Case della Salute in Case di Comunità, per coniugare l’aspetto sanitario con quello sociale, educativo e relazionale fra generazioni e culture; vogliamo altresì che le case della salute siano e restino a gestione pubblica con una dotazione di personale adeguata al mandato istituzionale e che vedano un coinvolgimento concreto  sia del personale e dei servizi  che dovranno  lavorare in tali strutture, sia della popolazione che risiede  e delle realtà che operano nel loro bacino territoriale di riferimento.     
  8. Vogliamo istituire un delegato alla Pace con “portafoglio”, al fine di promuovere la cultura della non violenza, del dialogo e della condivisione e affermare il ruolo centrale della Amministrazione comunale nella costruzione dei processi di pace e di convivenza civile ed inclusiva
  9. Tema centrale anche per la nostra città è quello del lavoro e della formazione al lavoro. Certamente non è un tema che compete direttamente all’amministrazione comunale ma, a fronte della crisi economica, iniziata nel 2008, e della pandemia, molte persone hanno perso il lavoro, i giovani e le donne sappiamo essere i più penalizzati. Vanno favorite le misure di inserimento/reinserimento al lavoro promosse dalla Regione e/o finanziate dal Comune, e ricercate, affinché abbiano un esito positivo, alleanze con le aziende e il mondo dell’imprenditoria;
  10. La presenza degli Istituti Penitenziari nella nostra città ci impone di interrogarci sulla necessità di interloquire con questa realtà complessa sostenendo la rete sociale che all’interno e all’esterno del carcere lavora per favorire il reinserimento nella comunità locale. Andrà anche rivisto il profilo del Garante per i Diritti delle persone private della libertà personale attualmente disegnato dal regolamento comunale. Dobbiamo attrezzarci anche per rispondere alle innovazioni che la Riforma Cartabia ha introdotto nel sistema della giustizia, in particolare in materia di “giustizia riparativa” (reintegrazione della vittima e del reo) che interpella le istanze sociali del territorio e tutta la comunità locale. Crediamo altresì che vada realizzato all’interno della nostra città un “Centro per la Mediazione dei conflitti“.
  1. Vogliamo incrementare gli investimenti del Comune per i progetti di partecipazione giovanile con una edilizia scolastica che preveda spazi di aggregazione e non solo aule. 
  2. Vogliamo garantire l’utilizzo degli spazi attrezzati presenti nella città, al fine di rendere i Centri Giovani più attrattivi. Per affrontare il disagio giovanile e restituire prospettive ai giovani occorrono spazi gratuiti e autogestiti di socialità in ogni quartiere e frazione, occorre il coinvolgimento delle scuole, dell’Università, delle associazioni sportive, ricreative e culturali.
  3. È indispensabile che il Comune si ponga come referente di una rete diffusa di soggetti territoriali, a partire da Provincia, Ufficio Scolastico Territoriale e AUSL. 
  4. In particolare, il Comune deve essere in dialogo costante con la Provincia e l’Ufficio Scolastico Territoriale al fine di garantire anche alla popolazione scolastica degli istituti superiori interlocutori adeguati ad affrontare le complesse esigenze ed i bisogni dell’adolescenza dal punto di vista pedagogico, didattico, sociale e relazionale, specie a fronte del grave disagio che sta emergendo per questa fascia di cittadinanza;
  5. Certamente una delle competenze comunali che vogliamo rivendicare è quella di sostenere, in collaborazione con la scuola, percorsi di formazione continua   nei confronti delle nuove generazioni per educare ai rapporti di “genere”, al rispetto fra i generi, all’attenzione ai diritti di uomini e donne;
  6. E’ sicuramente prioritario per la futura amministrazione contrastare la dispersione scolastica  sia contribuendo  a un miglioramento dei livelli di istruzione e formazione sia favorendo sempre più una crescita inclusiva; il Comune deve intervenire per ottenere la regolare istituzione dei corsi serali negli istituti superiori cittadini, occasione unica di formazione e di socializzazione per studenti lavoratori di diverse età e provenienze;
  7. Servono progetti di carattere sportivo, musicale, coreutico e teatrale soprattutto per la fascia di età 11-18;
  8. Va sostenuto il Patto per la Scuola, che ha per la prima volta coinvolto anche il segmento delle scuole superiori al fine di creare una sinergia virtuosa fra tutti gli ordini di scuola;
  9. Nell’ambito dei servizi educativi va ribadito il ruolo di indirizzo, coordinamento, verifica e controllo del Comune nella gestione dei nidi e delle scuole dell’infanzia;
  10. Agli educatori, figure indispensabili per la qualità dei percorsi formativi, vanno garantite continuità di servizio ed equa retribuzione: è necessario che il Comune dialoghi a tal fine con il privato sociale e i soggetti che appaltano questi servizi;
  11. Va garantito, anche alla luce dei fondi del PNRR, l’aumento dei posti disponibili agli asili nido e alla scuola dell’infanzia grazie alla creazione di nuovi plessi nelle aree poco servite;
  12. Va salvaguardata la permanenza nell’attuale sede, adeguatamente riqualificata, della Scuola Pezzani-Puccini, data la sua posizione ideale nell’ambito del quartiere di riferimento, che crea, con la scuola d’infanzia Fantasia, recentemente restaurata, un efficace polo didattico;
  13. La scuola nell’area dell’ex Castelletto deve essere un plesso scolastico di nuova istituzione, al servizio dei nuovi quartieri residenziali limitrofi.

La cultura costituisce il filo conduttore in grado di consentire un approccio globale alla città per coniugare in modo armonico tutte le esigenze della vita collettiva. Parma va ripensata come città delle conoscenze, della solidarietà, del benessere, città verde dei parchi, dei giardini, delle aree verdi curate e sorvegliate, città universitaria e città della musica.

Solo se il tessuto culturale ha come primo obiettivo il benessere dei cittadini, Parma potrà diventare attrattiva per i turisti, come città d’arte e di eccellenze enogastronomiche.

Solo se sapremo investire di questa nuova visione culturale la vita della città riusciremo a ricostruire la comunità cittadina, in una visione compiuta che dalla “movida” passi ad un’idea di tempo libero capace di sostenere una sana cultura del cibo e del bere, intesi come parte di un’identità culturale, non come sballo e consumo, sostenendo le attività commerciali e artigianali che si occupano di eccellenze enogastronomiche, curando l’educazione alimentare nelle scuole, anche in collaborazione con gli orti sociali. Un tempo libero che crei relazione e socialità sana e educhi al rispetto, creando senso di appartenenza e quindi cura del patrimonio comune artistico, storico e paesaggistico.

Lo sviluppo, la ricerca, la cultura, il patrimonio formano un tutto inscindibile, in cui la tutela deve essere concepita non in senso di passiva conservazione e protezione, ma in senso attivo, come patrimonio fruibile da parte di tutta la cittadinanza. 

Tra le tante idee per ricostruire e consolidare il sistema culturale ecco alcune proposte:

  1. Ribaltare la priorità degli obiettivi e delle azioni della politica culturale: comprendiamo l’importanza degli eventi culturali come attrazione anche turistica per la nostra città, ma deve diventare prioritario un pensiero delle azioni culturali come espressione di una città educante, che metta al centro le nuove generazioni, in stretto ascolto e coordinamento con scuole e università. Alla pratica dell’evento fine a sé stesso, della quantità che nasconde la scarsa qualità, della disomogeneità e disorganizzazione generale va sostituita una cultura su misura, pensata, preparata e consolidata.
  2. Parma è una città ricca di grandi e piccole realtà: è necessario realizzare una completa mappatura della densità culturale, che restituisca un quadro delle realtà e degli spazi per la cultura presenti in città. Per conoscere, analizzare, verificare l’esistente, ma anche permettere la nascita del nuovo. 
  3. E’ fondamentale sviluppare l’interlocuzione e il coordinamento con gli attori economici privati disposti a investire in cultura: non si tratta di un accentramento di funzioni sul pubblico, ma la decisione sugli obiettivi e la gestione dei luoghi devono restare in capo al Comune o all’immenso, raro e prezioso tessuto culturale della città.
  4. Studio per la realizzazione di un luogo per La Città dei Bambini, ispirato a luoghi simili in città italiane ed europee, centro innovativo e simbolo di attenzione alla cultura per le nuove generazioni a cui aggiungere un Festival di respiro internazionale sulla cultura dell’infanzia.
  5. Identificazione di aree dedicate ai grandi concerti sia all’aperto che al chiuso; sostegno alla musica dal vivo nei locali cittadini
  6. Attenzione al tempo libero, alla socialità e alle pratiche culturali per la terza età, con occasioni di incontro e condivisione in spazi dedicati, a partire dalle Case di Comunità, col coinvolgimento di biblioteche, musei, cinema e teatri. Istituzione di giornate della cucina popolare come momento di socialità a tavola per gli anziani soli.
  7. Gli eventi culturali devono essere realizzati tenendo sempre presente l’ottica di accessibilità per tutti e sostenibilità.
  8. Parma è circondata da un territorio meraviglioso e anche le iniziative culturali possono valorizzare   le colline e l’Appennino parmense come luoghi di turismo sostenibile, collegato alla città con ciclabili, treni, mezzi pubblici o car sharing, attraverso accordi con i Sindaci e le Comunità montane. 
  9. Teatro Regio: deve essere luogo di vita, non solo di spettacolo. I monumenti storici devono essere aperti e vissuti, non solo guardati in cartolina. Nello stesso tempo, non può nemmeno diventare luogo di iniziative e attività che nulla hanno a che vedere con la sua vocazione, ma solo con il business e la visibilità mediatica.  Va garantito sostegno istituzionale a tutte le nostre masse artistiche, che vanno valorizzate pur senza escludere coproduzioni e inviti reciproci con altre realtà artistiche nazionali e internazionali. Le produzioni del Regio non dovrebbero nascere e morire a Parma, ma devono essere incentivate coproduzioni con gli altri teatri in regione. Vanno ripristinati e consolidati i legami con il Liceo artistico Toschi, con il Liceo Musicale, il Conservatorio e le scuole di danza.  Per il Festival Verdi proponiamo la costituzione di un Comitato tecnico scientifico che si occupi del programma, in capo all’Istituto Nazionale di Studi Verdiani. Riteniamo che sia più consono il periodo di maggio-giugno e che la durata non superi i 30 giorni. Per il Verdi Off andrebbero privilegiate produzioni che valorizzino compositori influenzati da Verdi, spaziando fra epoche e generi musicali differenti, magari in collaborazione con altri Festival di Musica locale, vedi ad esempio Traiettorie, per studiare un eventuale concorso per giovani compositori e musicisti. 
  10. Sostegno alla creazione presso il Museo del Vetro nell’area ex Bormioli di una Biblioteca tecnico-scientifica in collaborazione con le associazioni del territorio, le scuole e l’università; sarebbe interessante anche la creazione di un Museo virtuale del design alimentare che colleghi tutti i musei del cibo del territorio e le iniziative alimentari periodiche.
  11. Devono esser valorizzate le biblioteche comunali e universitarie consultabili in collegamento internet e servizi per la pubblica fruizione; gli archivi, l’emeroteca, il Centro cinema Lino Ventura collegato a tutte le sale cinematografiche con consultazione video in loco e online, incontri tematici; laboratori didattici e occasioni di lettura ad alta voce per bambini, ragazzi e adulti.
  12. Sistema Teatrale: Parma vanta un sistema teatrale unico, articolato e di grande qualità, con varie realtà di primaria importanza nel panorama nazionale e internazionale ed edifici dedicati all’arte teatrale di portata europea. Un sistema di produzione culturale unico che gode di importanti finanziamenti regionali e statali, che va sostenuto e valorizzato anche dall’ente locale. E’necessario però, pur lontano dalle logiche della politica, che l’Amministrazione possa ridisegnare e aggiornare gli obiettivi delle attività e il ruolo delle realtà teatrali nella città e nella comunità. Il Comune è socio in quattro Fondazioni, considerando anche il Teatro Regio, ed una di queste ha avuto recentemente problemi importanti che dovranno essere monitorati con attenzione nel prossimo futuro. Quello che è successo al Teatro delle Briciole, eccellenza della nostra città per le giovani generazioni, per come si è sviluppato e concluso, è un’ombra che dovrà essere chiarita e portata alla luce, lo dobbiamo a tutti i cittadini.
  13. Sistema Cinema: Vanno sostenute economicamente, preferibilmente nelle periferie, quelle sale mono schermo, che proiettando cinema di qualità impediscono l’omologazione al modello culturale del “multiplex”, ma che nello stesso tempo siano luoghi incubatori di nuove esperienze: modelli di gestione, progetti sociali, ambientali… Proponiamo uno Sportello Parma Film Commission: parlare del territorio significa farsene portavoce attraverso le pellicole sia che si tratti di film di genere, piuttosto che documentari, film d’animazione, lungometraggi, cortometraggi. Innanzitutto si tratta di ambientare le sceneggiature in loco e girarle sui set che questo offre. L’approccio mediatico permette di valorizzare realmente il territorio e i molteplici aspetti che ne compongono l’identità: il paesaggio, gli abitanti, il loro rapporto con la natura, gli usi e i costumi, la storia, la lingua, le attività lavorative, i prodotti artistici e dell’artigianato, l’offerta turistica ed enogastronomica, il rapporto con il mondo e la storia. Di crescita si parla anche quando la produzione cinematografica e audiovisiva coinvolge professionisti del settore, servizi e risorse provenienti dal nostro territorio: il cast, aziende e imprese locali, professionisti e maestranze, servizi di ristorazione e alloggio. La messa in moto di questa rete attiva e incentiva una parte considerevole dell’economia locale, con effetti positivi nel breve e nel lungo termine. Queste sono le azioni che il Parma Film Commission dovrebbe intraprendere nei confronti del territorio per realizzarne la promozione dal punto di vista culturale ed economico: uno sportello che offre lo svolgimento degli iter amministrativi e burocratici, servizi di accoglienza e logistici, catering, monumenti disponibili alle riprese anche aree. In cambio dei servizi offerti la Commission richiede che il territorio sia chiaramente riconoscibile nel film attraverso immagini e menzioni esplicite delle località coinvolte.
  14. Se si condivide il ruolo e l’importanza della cultura per la crescita di ogni cittadino, per la consapevolezza delle pratiche di cittadinanza, dovrà essere condivisa anche la necessità di affermare la cultura come professione, recependo le trasformazioni del lavoro artistico precario che si stanno avviando anche a livello nazionale.

Parma Città Pubblica sarà una città sicura e curata:

  1. grazie alle reti sociali che saprà stimolare e sostenere anche attraverso l’uso civico degli spazi, il cohousing e il coworking
  2. grazie ai vigili di quartiere con finalità di prevenzione, che dovranno divenire punti di riferimento per residenti e commercianti, stimolando i rapporti di vicinato e prestando attenzione alla microcriminalità, ma anche all’inciviltà e alla maleducazione. 
  3. piena legalità e trasparenza, prestando seria attenzione al grave rischio di infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata sul nostro territorio: verrà istituito un Osservatorio della Legalità e della Trasparenza coordinato dal Comune;
  4. bandi e gare d’appalto che valorizzino le competenze, la qualità e il rispetto del lavoro degli operatori
  5. Grazie all’apertura di bagni pubblici in numero adeguato, diffusi e gestiti con attenzione da associazioni o privato sociale;
  6.  Grazie ad un nuovo sistema di raccolta rifiuti in centro storico, al fine di garantire pulizia e cura con controlli negli edifici presso i quali si verifica l’abbandono di rifiuti o una scorretta raccolta degli stessi, al fine di verificare la regolarità degli affitti e delle utenze TARI e svolgere opera di informazione ed educazione;
  1. È urgente e necessario un radicale ripensamento del servizio presso il Polo integrato animali d’affezione del Comune di Parma, a partire dalla riformulazione dei bandi per la gestione delle strutture e dei servizi soprattutto in ambito sanitario (servizio veterinario interno e sua riorganizzazione)
  2. Vogliamo rivedere parzialmente il regolamento per il Benessere animale, al fine di garantire la tutela e il benessere di tutte le specie
  3. Vogliamo ripensare il ruolo e le prerogative del Garante per il Benessere animale e i rapporti con le associazioni di volontariato
  4. Vogliamo effettuare con urgenza i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria da anni attesi e mai effettuati al canile e ai gattili municipali.
  1. Le pratiche sportive sono di fondamentale importanza per la salute di tutti e tutte, inducono stili di vita sani e costituiscono un’occasione unica per prevenire e curare il disagio giovanile e garantire il benessere degli anziani
  2. Vogliamo incentivare i rapporti con le associazioni sportive in vista di una cura e manutenzione di alcune aree verdi cittadine dove la pratica sportiva deve restare libera e gratuita;
  3. Siamo favorevoli alla riqualificazione del Palasport;
  4. Riteniamo urgente affrontare la situazione delle piscine cittadine: gestione, manutenzione e accesso da parte di associazioni e privati vanno ripensati complessivamente. Va accordata particolare attenzione alle fasce sensibili: bambini, adolescenti, disabili e anziani
  5. Vogliamo affrontare la questione dell’accesso e dell’utilizzo dell’area assegnata al rugby a Moletolo;
  6. Vogliamo studiare la fattibilità di un distretto sportivo nell’area adiacente allo SPIP (zona Parma Retail), specie per canottaggio e tiro con l’arco;
  7. Vogliamo implementate le strutture sportive per i disabili e le attività di ginnastica per la terza età.

La struttura imprenditoriale di Parma è formata da oltre 40.000 imprese, la maggior parte di piccole e medie dimensioni. Nel 2021 il numero totale è rimasto pressoché invariato, facendo pensare a una stabilità economica, ma da una più attenta analisi dei dati forniti dalla Camera di Commercio di Parma si evince che a fronte di 537 inizi, si riscontrano 531 cessazioni. È su quest’ultimo dato che la Pubblica Amministrazione deve riflettere per comprendere le necessità delle imprese e mettere in atto politiche adeguate al loro benessere.

In città (tranne che nelle principali vie del centro) il commercio di vicinato si confonde con molte attività di servizio artigianali (circa il 30% dei negozi su strada, tra questi gelaterie, cibo da asporto, sartorie, acconciatori, riparazione telefonia e computer, panetterie, ecc. ) e il loro prosperare è sinonimo di un benessere generalizzato del territorio. Queste attività garantiscono servizi utili all’insediamento di nuclei familiari, danno una maggior percezione di sicurezza e sono importanti anche per la crescita e l’accoglienza turistica.

Appare ormai urgente e non più rinviabile una rigenerazione del centro storico, che preveda in accordo con la società gerente una rivalorizzazione della Ghiaia con un mercato alimentare quotidiano.

Riteniamo invece da evitare mercatini in Piazza Garibaldi o nelle vie centrali del centro storico, come pure iniziative commerciali fortemente impattanti ed insostenibili dal punto di vista ambientale e sociale in Parco Ducale e in Cittadella.

Commercio

In passato una delle principali minacce per i piccoli negozi era il costante incremento dei centri commerciali che fiorivano in periferia, nonostante l’evidente saturazione. Un ulteriore problema era la crescente percentuale di acquisti on-line. 

Tuttavia negli ultimi due anni è avvenuto un ulteriore e repentino cambiamento nelle abitudini dei consumatori, causato dalla pandemia che, pur avendo incrementato l’e-commerce, al tempo stesso ha fatto riscoprire l’importanza dei negozi di vicinato, per la validità dei servizi che per l’assistenza al cliente. Le grandi catene di distribuzione hanno velocemente adeguato gli investimenti aprendo strutture di medie dimensioni (inferiori ai 2.500mq) soprattutto nelle zone più distanti dai centri commerciali periferici.

Questi cambiamenti hanno creato un buon equilibrio tra commercio, servizi e abitativo, possono mantenere vivi sia il centro città che altre zone, dove la situazione pare già sussistere (vedi San Lazzaro e Montanara). Serviranno dunque azioni che agevolino uno sviluppo integrato di questo tipo, che preveda innanzitutto la non autorizzazione di nuovi centri commerciali in città.

Se le logiche di mercato si sono modificate in tempi molto più brevi di quanto previsto, occorre una politica snella e sburocratizzata che riesca a mantenere il passo con le esigenze di cambiamento che anche le imprese si trovano ad affrontare.

Nel quotidiano il commercio riscontra innumerevoli problemi che riguardano principalmente la riqualificazione urbana, la percezione della sicurezza, scarsità di parcheggi e l’elevato costo di quelli esistenti, mezzi pubblici inadeguati e costosi, in particolare per l’accessibilità al centro storico e ad alcuni quartieri periferici (vedi SPIP) e frazioni.

Alcune azioni appaiono oggi urgenti:

  1. Mantenere una riduzione, applicata in questi ultimi anni, della tassa per occupazione suolo pubblico (COSAP);
  2. Ripensare un differente sistema di raccolta rifiuti per contrastare il degrado e le problematiche dichiarate da numerosi negozianti e cittadini, causate dalla mancanza di spazi adeguati nei negozi o nelle piccole abitazioni per la conservazione dei rifiuti, così come la triste visione di sacchi ammucchiati nelle strade anche di maggior interesse turistico;
  3. Prestare particolare attenzione al servizio di pulizia delle strade cittadine;
  4. Istituire vigili di quartiere, per consentire ai cittadini veloci segnalazioni di eventi per cui si richieda l’intervento delle forze dell’ordine;
  5. Installare bagni pubblici decorosi;
  6. Agevolare l’utilizzo dei parcheggi esistenti, alcuni non segnalati o non accessibili come ad esempio quello nella piazza della Ghiaia, oggi non raggiungibile perché in ZTL, e istituzione di bus navetta piccoli e frequenti dai parcheggi scambiatori. L’accesso al centro è di vitale importanza sia per l’approvvigionamento dei negozi, sia per le attività di manutenzione e riparazione ai residenti, gravate da alti costi di ingresso e parcheggio; a questo proposito deve essere ripensata con maggiore flessibilità la concessione di fasce di ingresso ed uscita libere per esigenze dimostrabili da parte dei commercianti;
  7. È importante affrontare l’annoso problema dei negozi sfitti, perseguendo una politica di defiscalizzazione locale per i proprietari che concedano in esposizione o con affitti convenzionati e garantiti dal Comune i locali chiusi da tempo, e studiando disincentivi per i proprietari che tengano chiusi e sfitti i loro locali commerciali. Va inoltre favorito il reinsediamento di nuove attività con l’abbattimento delle tasse per gli oneri di urbanizzazione o tramite bandi di aiuto realmente fruibili, incentivando non la competizione fra attività, ma la loro sinergia per la rivitalizzazione della socialità e del tempo libero nei quartieri (vedi casi di Quartiere Saffi e Piazzale Picelli). Per l’Oltretorrente, incentivo alla riapertura dei negozi sfitti puntando sulle attività artigianali, soprattutto per l’imprenditoria giovanile e femminile.
  8. Fiere: gli eventi, intesi non come manifestazioni sporadiche, ma con una loro periodicità, possono consolidare e fare parte integrante dell’identità della città. Va garantito il mantenimento delle quote dell’Ente Fiere in capo al Comune, va costruita una rete con tutte le fiere nazionali e internazionali; va sostenuto in particolare Cibus, la nostra fiera internazionale alimentare, salvaguardandone la permanenza nella nostra città in relazione all’accordo con Tuttofood di Milano. 

Artigianato

Le imprese artigianali presenti nell’abitato urbano e nei quartieri artigianali sono prevalentemente di piccole e medie dimensioni. Rappresentano un importante sostegno dell’economia locale. Molte delle loro difficoltà sono di carattere generale come la forte pressione fiscale o il reperire personale, attualmente si è aggiunta la difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime causato dalla pandemia e successivamente l’aumento del costo dell’energia, aggravato ulteriormente dalla guerra Russo-Ucraina. Già prima del conflitto costava il 35% in più per le imprese italiane di piccola dimensione rispetto al resto d’Europa.

  1. In questo contesto anche l’incidenza delle imposte comunali, sui costi aziendali, diventa rilevante. L’impegno dell’Amministrazione Comunale dovrebbe orientarsi alla riduzione delle aliquote e dei coefficienti soprattutto per la TARI che risulta spesso pagata anche su superfici non destinate alla produzione o su scarti già smaltiti in modo speciale. Basti pensare che IREN la calcola anche sui magazzini o sui cortili vuoti e non solo sugli spazi produttivi, e i ricorsi sono fermi da anni. Chi ha scarti di lavorazione come metallo, plastica o carta è obbligato da anni a conferirli alle ditte specializzate, quindi paga doppio.
  2.  Altrettanto importante per agevolare sia i nuovi inizi di attività, che lo svolgimento delle pratiche di gestione aziendale, è lo snellimento burocratico nel rilascio delle autorizzazioni e una semplificazione nei termini e nelle modalità di gestione delle pratiche. Questo punto è fondamentale: i tempi sono lunghissimi, è complicato avere referenti stabili e competenti, la macchina burocratica del Comune soprattutto con lo smart-working si è fortemente complicata e rallentata mentre per agevolare le imprese dovrebbe essere agile e trainante.
  3. A livello locale, in molti settori, esiste una forte concorrenza sleale per le imprese che svolgono attività regolari, causata dall’abusivismo, in alcuni casi con ricadute gravi sulla salute del consumatore finale (es. estetiste, parrucchieri che vanno a domicilio, riparazione di auto con relativo smaltimento inquinante di oli e pneumatici, attività del settore alimentare senza le adeguate condizioni igienico-sanitarie). È indispensabile un contrasto del fenomeno, attraverso controlli su igiene e sicurezza e con adozione di regolamenti chiari e aggiornati
  4. Abrogazione del Regolamento per il commercio recentemente approvato dal Consiglio comunale, che appare discriminatorio e del tutto inutile al perseguimento degli obiettivi;
  5. Per quanto riguarda gli appalti assegnati dal Comune, occorrerebbe maggior attenzione alla loro durata e alla possibilità di accesso anche alle PMI, favorendo quelle a km zero. Così come si pensa utile una regia del Comune per garantire l’accesso anche alle PMI ai poli per l’innovazione.

Agricoltura

La vocazione agroalimentare è parte essenziale dell’identità e della tradizione del nostro territorio. Le produzioni locali vanno promosse e sostenute a partire dal mercato territoriale, affinchè i prodotti di eccellenza possano essere apprezzati anche per la loro sostenibilità.

Riteniamo sia necessario tutelare e sostenere le aziende agricole virtuose presenti sul territorio comunale e provinciale, istituendo un tavolo di lavoro che coinvolga le istituzioni al fine di promuovere la filiera agroalimentare parmigiana su tutto il territorio: il concetto di “km 0” deve essere parte integrante della filosofia delle mense scolastiche e del commercio al dettaglio, sostenendo ed organizzando mercati ad hoc e favorendo i rapporti con la grande distribuzione.

La Cannabis è una medicina millenaria che sta ritrovando i suoi più antichi impieghi dopo 80 anni di bugie. Un approccio verso la cannabis, che consideri questa pianta una medicina, come previsto dalla legge italiana, può portare innumerevoli vantaggi alla città di Parma, sotto un profilo di tutela della salute e della sicurezza pubblica, oltre ad essere una coltura storica, ad alto valore, da recuperare, per portare nuova linfa allo sviluppo economico e culturale cittadino.

Le criticità che riguardano la cannabis medica a Parma, come nel resto d’Italia sono:

  1. La dimensione potenziale del mercato della cannabis medica in Italia e in particolar modo a Parma: se in Italia il 30% della popolazione è affetta da patologie per cui la cannabis può essere già prescritta, a Parma, su una popolazione di 200 mila abitanti, i potenziali pazienti, già in cura con altri farmaci, sono circa 60.000 cittadini
  2. La quantità di cannabis medica potenziale per il mercato cittadino, è stimabile in 34 tonnellate l’anno per un valore del mercato potenziale delle infiorescenze pari a 340 milioni di euro annui (dati elaborati dal sondaggio che il Comitato Pazienti Cannabis Medica ha portato al tavolo permanente sulla cannabis medica presso il Ministero della Salute)
  3. La scarsa formazione dei medici e dei farmacisti sulle potenzialità terapeutiche, gli impieghi della sostanza, le patologie per cui è prevista la prescrivibilità della cannabis medica e quali sono le malattie rimborsabili dal SSR
  4. I possibili impatti sulla sicurezza pubblica: avviare un percorso con le forze dell’ordine per tutelare i pazienti in cura con la cannabis medica e distinguerli dai consumatori illegali; se si considera che la cannabis e i suoi derivanti rappresentano quasi l’80% dei sequestri delle forze dell’ordine (fonte EMCDDA Relazione europea sulla droga 2013), garantire il consumo legale di cannabis ai malati, permetterà un maggiore contrasto della diffusione delle sostanze illegali

I punti che si intendono sviluppare per rendere la cannabis medica una realtà a beneficio della città sono:

  1. Aprire almeno un centro prescrittore per la cannabis medica, con il supporto di medici, farmacisti e associazioni di pazienti già attivi in Italia.
  2. Avviare un percorso per lo sviluppo di almeno un centro di coltivazione per l’uso medico, al fine di aumentare la produzione nazionale di cannabis medica e soddisfare almeno il fabbisogno cittadino.
  3. Avviare percorsi specialistici di formazione per i medici e i farmacisti.
  4. Avviare percorsi di accelerazione per start up innovative vicine al settore della cannabis medica (la produzione delle infiorescenze, le apparecchiature mediche, le metodologie di somministrazione innovative, l’impiantistica per la coltivazione certificata per uso medico, sono solo alcune delle aree di sviluppo industriale che possono essere favorite da un nuovo approccio verso la cannabis come medicina)
  5. Elaborare un progetto di tutela dei malati, in collaborazione con le forze dell’ordine, per garantire la tutela della continuità terapeutica ai pazienti in cura e la non perseguibilità di condotte legate all’ uso di cannabis medica

La cannabis può anche essere uno strumento per la bonifica dell’aria: recentemente ha fatto notizia l’apertura di un’area di circa 23 ettari per l’assorbimento di 13 tonnellate di CO2 l’anno; la reintroduzione della canapa nel territorio parmense potrà permettere la rivalorizzazione di una pianta in grado di assorbire 13 tonnellate di CO2 per ettaro, una resa 23 volte superiore al bosco recentemente avviato.

La canapa è anche un importante purificatore del terreno: la pianta è stata utilizzata anche per la bonifica dei terreni vicino alle acciaierie di Taranto e potrebbe essere un importante alleato per il controllo degli inquinanti dei terreni nei pressi della città.